Da disoccupati a … imprenditori!
Appena decido che due dei principali argomenti del “nuovo blog” (a questo proposito se non l’hai ancora letto leggi il post di ieri) sono le Finanze (più volgarmente detto “i soldi”) e il Business (più volgarmente detto “il lavoro”) e guarda cosa mi capita di leggere tra le notizie di questi giorni:
“DA DISOCCUPATI A IMPRENDITORI
Questa la vera storia di P.B., 54 anni, e P.A., 37, operai marchigiani che dopo aver visto fallire le aziende per le quali lavoravano hanno deciso di prendere in mano i loro destini. Come? Facendosi anticipare l’indennità di mobilità loro dovuta alla fine della cassa integrazione e con la somma ottenuta hanno rilevato due ditte presenti sul loro territorio destinate a chiudere.
L’anticipo delle mensilità per mobilità è calcolata sulla base dell’età, è uno strumento previsto per legge nel caso in cui sia finalizzato all’apertura di una attività in proprio, 30mila euro P.B. e 10mila P.A.
E in questa loro nuova impresa i due hanno investito tutto. «Ho avuto paura e l’ho tuttora — racconta P.B. a Il Resto del Carlino, ma ho voluto dimostrare a mia figlia, di 18 anni, che non ci si deve arrendere mai, che nella vita non si deve smettere di mettersi in gioco, si deve saper ricominciare». Ora gestisce il centro assistenza e riparazione elettrodomestici Visentini E di Corso Isonzo a Fermo.
P.A. invece, è socio del maglificio Tristana Aeb Tessiture di Ro Ferrarese. E la pensa allo stesso modo: «So bene di aver corso un rischio, soprattutto con i tempi che corrono. Va detto però che l’aria che si respira fuori è diversa da quella che si respira dentro, in azienda. Io sono ottimista».
«P.B. e P.A. hanno rischiato tutto — sintetizza Riccardo Mantovani, responsabile del dipartimento sindacale di Confartigianato, che ha seguito l’operazione —, dimostrando che si può fare di necessità virtù. Non si sono pianti addosso e hanno preso quanto c’è di buono nella normativa sugli ammortizzatori sociali e hanno evitato di fare i disoccupati». Sicuramente una bella storia che vale la pena raccontare, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo.
[…]
Fonte: IlRestoDelCarlino.it”
Ora, al di la del fatto che ci saranno sicuramente altri mille risvolti che la notizia ha omesso, vorrei che rimanessi sul fatto in se e che condividessi con me alcune riflessioni.
Innanzitutto, in un momento come questo, dove la preoccupazione principale delle persone sembra quella di piangersi addosso e di dare la colpa ad altri di ciò che sta succedendo, leggere la storia di due persone che, in una situazione non sicuramente felice (perdere il lavoro a 54 e 37 anni non è sicuramente piacevole), trovano dentro se stessi la forza e il coraggio di trasformare un “problema” in una nuova sfida da affrontare e superare … bèh non è cosa da poco!
Tu al loro posto cosa avresti fatto?
Bèh se stai leggendo questo blog significa che sei una persona un pò “speciale” che crede nella crescita personale e che sa cosa significa cercare dentro di se le risposte per andare avanti, e probabilmente avresti fatto anche tu qualcosa di simile ai due protagonisti della storia.
Ma quante persone ci sono al mondo invece che, in una situazione come questa, avrebbero trasformato il “problema” in una catastrofe?
E sono persone che, purtroppo, vedi in giro ogni giorno, persone che hanno avuto la “sfortuna” di perdere il lavoro e, invece di rimboccarsi le maniche per fare qualcosa, le vedi in giro fiacche, depresse, lamentose, incazzate con tutto e tutti che vivono nella speranza che un giorno arrivi qualcun’altro a dargli, magari, un nuovo lavoro che non arriverà mai.
Ora stari dicendo “fai bello tu a parlare che il lavoro non l’hai perso!”
BALLE!!!
Ognuno di noi ha le sue sfide da superare e i suoi obiettivi da raggiungere, quindi non serve necessariamente perdere il lavoro o finire nella “cacca” per capire “come sei fatto”.
Si dice spesso che nelle situazioni estreme viene fuori il vero carattere delle persone; sicuramente è vero, ma io sono dell’idea che le situazioni estreme amplificano solamente solo quello che una persona è già.
Se sei abituato a lamentarti di tutto e di tutti, in una situazione di estrema difficoltà sarai portato a lamentarti maggiormente.
Se invece sei una persona abituata a guardare in faccia i “problemi” e ad affrontare le sfide con coraggio e determinazione, in una situazione di estrema difficoltà sarai portato ad attingere con ancora più forza e coraggio alle tue risorse per superarla.
Quindi, riflessioni sulla storia appena letta:
1 – in ogni situazione, anche in quelle di difficoltà, puoi trovare qualcosa da cui far nascere qualcosa di “buono”;
2 – se aspetti sempre che ci sia qualcuno disposto a risolvere i tuoi problemi … avrai sempre problemi da risolvere;
3 – uso una frase super-inflazionata ma assolutamente vera: “se hai un PERCHÉ abbastanza forte il COME non è mai un problema”;
4 – se impieghi il tuo tempo e le tue energie a piangerti addosso per quello che ti sta succedendo, stai togliendo tempo ed energie a quello che potresti fare;
5 – Adesso continua tu …
Ps: bèh per uno che ha dichiarato solo ieri di non occuparsi più di Life Coaching questo post non è niente male!
Al prossimo post!
Andrea.
Nel frattempo, se ti va di condividere le tue riflessioni, lasciami un commento qui sotto!


